STRASBURGO, 5 OTT – Il terrorismo islamico dietro le sbarre, per l’Ue, si combatte con il ‘dialogo’e la ‘comunicazione a livello interreligioso’. E’ scritto in una relazione, a firma dell’eurodeputata Joëlle Bergeron (Efdd), approvata il 5 ottobre dall’Europarlamento con 474 voti favorevoli, 109 contrari, 34 astenuti. Più nel dettaglio, il testo si propone di combattere la radicalizzazione in carcere ‘evitando le discriminazioni’, ‘sviluppando misure educative’, ‘sostenendo la comunicazione a livello interreligioso’, ‘sostenendo il dialogo’ con i terroristi. I detenuti musulmani nelle carceri italiane sono circa 11mila, di questi 365 sono giudicati a rischio radicalizzazione, 165 sono costantemente monitorati e 44 hanno precedenti condanne per terrorismo internazionale.
“Se il buonismo è l’unica contromisura al terrorismo islamico, l’Europa è destinata a soccombere nella lotta all’Islam radicale”, ha commentato l’europarlamentare e vicesegretario federale della Lega Nord Lorenzo Fontana dopo il voto. La Lega ha presentato una serie di emendamenti, tutti bocciati dalla maggioranza, in particolare per il rimpatrio dei detenuti stranieri e per il “controllo delle frontiere esterne ed interne”, misura “indispensabile – scrive il Carroccio – al fine di impedire che negli Stati membri entrino dei criminali”. Il controllo delle frontiere – continua la Lega – “costituisce un mezzo efficace per evitare il sovraffollamento nelle carceri di taluni Stati membri”. “La maggioranza socialisti-Ppe – commenta Fontana dopo il voto – ha perso l’ennesima occasione per garantire un approccio efficace di contrasto al terrorismo islamico”.

In foto infografica pubblicata dal quotidiano “La Verità” il 26 settembre scorso

FacebookTwitterGoogle+LinkedIn