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ROMA, 8 FEB – “L’Italia è la testa di ponte dello sfacelo delle nascite”. A dirlo è Giulio Meotti, giornalista del Foglio, autore del nuovo libro “Il suicidio della cultura occidentale. Così l’Islam radicale sta vincendo” (Lindau edizioni, 16 euro).
Gli ultimi dati Istat – diffusi giovedì 8 febbraio – segnano un nuovo record negativo delle nascite, che hanno toccato il picco del -2% rispetto al 2016 con solo 464mila nuovi nati. I decessi sono stati invece 647mila, 31mila in più del 2016 (+5,1%). Il saldo naturale della popolazione nel 2017 è dunque negativo (-183mila) e registra un nuovo minimo storico, mentre l’età media avanza. Nel 2017, inoltre, rivela l’Istat, si è registrato “il più elevato numero d’ingressi” di immigrati “dell’ultimo quinquennio”.
Anche alla luce di questi dati abbiamo chiesto un contributo intellettuale a Meotti, col quale cerchiamo di capire origine e conseguenze di questo declino e come fare per tornare a crescere.

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Quando lei oggi parla di “Tramonto dell’Europa” che cosa intende?
L’Europa occidentale sta attraversando una spaventosa ondata di declino demografico, culturale, religioso e militare. Demografico: nessun paese, salvo quelli con una forte presenza islamica (Belgio, Francia, Inghilterra, Svezia), stanno rimpiazzando le vecchie con le nuove generazioni. L’Italia è la testa di ponte di questo sfacelo delle nascite. E’ appena uscito un nuovo rapporto Istat. La campana suonerà a morto per noi se non approntiamo subito un radicale piano a favore delle nascite. E’ 40 anni che non facciamo figli e nessuno ne parla. Andiamo nei supermercati e ormai il reparto di prodotti per l’infanzia è più piccolo di quello dedicato alla cura degli animali. Milano ha più cani che bambini. Uno studioso francese, Pierre Chaunu, l’ha definita la “peste bianca”. Quella nera, nel Medioevo, riempiva i cimiteri. Quella bianca, nel XXI secolo, svuota i reparti di maternità. Declino culturale: siamo in preda a una forma arcigna e grottesca di politicamente corretto che impedisce di pensare, di dire e di fare. Siamo paralizzati al solo pensiero di “offendere”. Religioso: l’Europa occidentale è, de facto, post-cristiana e in via di islamizzazione. Le chiese sono vuote, le moschee piene. Scompaiono i crocifissi e le kippà e proliferano i veli. Ci sono paesi, come Francia e Inghilterra, dove questo fenomeno è chiaro a tutti anche se è un tabù parlarne, a causa della censura delle élite. Tanti scrittori sono finiti a processo, da Fallaci a Houellebecq. Militare: il nostro pacifismo è al culmine di un masochismo patologico. L’Italia, per dirne una, si vanta di aver impiegato la propria Marina nelle operazioni umanitarie. Siamo dei Medici senza frontiere con le armi.

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Una nuova “Apocalisse” demografica?
Non è una “apocalisse”, ma una “eurosione”, una decadenza che galoppa senza sosta, uno sfaldamento interno senza precedenti in tempo di pace. Lo ha detto Bernard Lewis, “quello che sta accadendo è il terzo tentativo dei musulmani di realizzare la missione divina di portare la verità di Dio a tutta l’umanità. Questa volta non sarà tramite l’invasione e la conquista, ma l’immigrazione e la demografia”. Il suicidio europeo è la somma delle vigliaccherie e delle abdicazioni

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E’ una provocazione quando Lei dice: “L’Europa ha perso la fede della propria intrinseca superiorità”?
L’Europa non crede più in sé stessa, nella propria missione culturale, nei propri valori, laici prima di tutto. La libertà di espressione è morta dopo Charlie Hebdo. Le femministe oggi attaccano Trump ma restano in silenzio sulle ragazze iraniane che si tolgono il velo. E’ il sintomo di una disfatta. Ma anche valori giudaico-cristiani e qui agisce una laicità floscia e forte soltanto con il cattolicesimo, una laicità islamofila muta sul fondamentalismo islamico e che allegramente accetta la morte dei nostri valori

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La Chiesa oggi quali responsabilità ha? E lo Stato?
La Chiesa ha una grave responsabilità, specie la Chiesa di Papa Francesco, che ha come rinunciato all’Occidente. Ha persino fatto l’elogio del multiculturalismo nel suo discorso per il Premio Carlo Magno. L’ultimo che ci ha provato è stato, senza successo, Benedetto XVI. Adesso la Chiesa non si vede più come l’anima di un Occidente da salvare da islamizzazione e secolarizzazione, ma come l’”ospedale da campo” delle periferie. Ma all’Occidente chi ci pensa?

C’è il rischio di una nuova dittatura del pensiero unico, dell’”universalismo astratto”, per dirla con Sieferle?
Il pensiero unico è fortissimo sui media, nelle università, nell’editoria. Chiunque dissenta viene crocifisso e bruciato in effigie. I tiranni veri, quando verranno, saranno per la “diversità” (tranne che per quella di opinione) e contro il “discorso dell’odio” (tranne il proprio). E’ una forma di ipocrisia totalitaria. Il grande poeta polacco Czeslaw Milosz nel 1953 ebbe a chiamarla “La mente prigioniera”, in cui racconta l’espropriazione del pensiero nei paesi del “socialismo reale”, il brutale sradicamento delle coscienze e degli intelletti. Oggi assistiamo allo stesso fenomeno con il “comunismo del pensiero unico.” come lo ha definito l’ex ministro polacco dell’Istruzione Ryszard Legutko, che ha scritto la prefazione al mio nuovo libro Gli apostoli del nuovo dispotismo professano che i genitori hanno troppo potere sui figli, che i mariti hanno troppo potere sulle mogli, che gli uomini hanno troppo potere sulle donne, che gli insegnanti hanno troppo potere sugli studenti, gli eterosessuali sugli omosessuali, le metropoli sulle periferie, l’Europa sul Terzo Mondo, l’Occidente sull’Islam e così via. I tribunali e le legislature passano all’azione. La distinzione di base non è quella tra il bene e il male, bello e brutto, giusto e ingiusto, ma tra corretto e scorretto, tra ciò che si accorda con le direttive ideologiche e cosa no. Stalin trasformò i cittadini in un “popolo di imbecilli”. Ci risiamo.

La globalizzazione è un male in sé o un fenomeno inevitabile ma che va governato?
La globalizzazione sarebbe stata un bene se, assieme alla libera circolazione delle merci, fosse stata seguita alla circolazione delle idee occidentali, come si immaginò dopo il crollo del Muro di Berlino. Oggi si ha invece la libera circolazione delle merci e dei capitali e un profondo senso di colpa culturale che ha impedito la globalizzazione delle idee occidentali. L’Occidente domina a livello globale, ma si erode al suo interno.

Tema migranti. Che cos’è l’estremismo umanitarista?
L’estremismo umanitarista è quello che ci porta a vedere nel migrante l’altro per eccellenza da salvare, da custodire, da elogiare. L’immigrazione non è un fenomeno da governare con pragmatismo, ma un messianesimo, una escatologia salvifica. Dopo aver perso tutto – la classe operaia, il Terzo Mondo – la sinistra si aggrappa a questa illusione: l’Islam, ribattezzato come la religione dei poveri, diventa l’ultima utopia, sostituendo quelle del comunismo e della decolonizzazione. Il profugo musulmano prende il posto del proletario. Rolf Peter Sieferle dice una cosa verissima: la Germania avrebbe accolto un milione di migranti dall’Ucraina anziché dalla Siria? Secondo il punto di vista dei fondamentalisti islamici e di molti progressisti loro amici, gli “utili idioti”, il profugo musulmano dovrebbe inoltre sostituire l’ebreo, che ha disonorato il suo status di vittima ed è diventato a sua volta un colonizzatore con la creazione dello Stato di Israele. L’immigrazione di massa ha agito come un balsamo esplosivo sul senso di colpa occidentale. Secondo il Pew Forum, il risultato è che, nel 2050, la Francia avrà il 17 per cento di islamici, la Svezia dal 20 al 30 per cento, l’Inghilterra il 16 per cento, la Germania fino al 20. Se avessimo creduto alla nostra cultura e ai nostri valori, i confini non sarebbero crollati. La chiameranno “Europa”, ma non sarà più di cultura europea.